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Unisce le strade Narodni e Vítězná, è lungo 343 metri e largo 16 metri.

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Adesso vi raccontiamo la sua storia…

All’inizio del secolo XIX Praga era divisa dal fiume Moldava (Vltava) e disponeva di un solo ponte per unire entrambe le sponde: il Ponte Carlo. Praga in quel momento cresceva sia in estenzione che in popolazione, pertanto si rese necessario un adeguamento delle infrastrutture alle nuove e crescenti necessità. Il Ponte delle Legioni è così nato come logica risposta all’esigenza di un miglioramento nelle comunicazioni fra le due parti di città.

Il ponte attuale è molto diverso da come era quello originale, tuttavia il luogo in cui è situato è rimasto sempre invariato.

Il primo ponte fu inaugurato nel 1841 e disegnato dall’ingegnere Frederick Schnirch. Si chiamava “Ponte delle Catene”, ed era un ponte sospeso fatto a base di molto metallo e poca pietra (molto simile all’attuale Ponte delle Catene di Budapest).

Tuttavia, alla fine del Secolo XIX, il ponte necessitò una totale ristrutturazione strutturale, poichè il carico fornito dal passaggio dei veicoli pesanti lo rese molto pericoloso.

Fu quindi indetto un concorso pubblico per la ricostruzione del ponte, ed i vincitori del concorso risultarono essere Antonin Balšánek e Jiri Soukup. Le travi metalliche e le catene originali furono sostiuite con un ingente quantità di granito e archi di pietra. Questo nuovo ponte completamente rinnovato venne inaugurato per l’imperatore Francisco Josè I in persona, motivo per il quale fu chiamato con molta fantasia “Ponte Francisco I”.

Dettagli prodotto

Stagioni:
Autunno
Colore:
Blu
Materiale:
Camoscio
Gomma
Misura delle scarpe:
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Seppure l’estetica del ponte non sia cambiata molto da allora, il suo nome è invece cambiato. Dopo la nascita della Repubblica Cecoslovacca si cancellò dalle strade buona parte della nomenclatura di epoca imperiale, pertanto a partire dal 1919 fu chiamato Ponte delle Legioni. I tedeschi cambiarono di nuovo il nome tra il 1940 e il 1945, chiamandolo in questo caso Ponte di Smetana. Durante l’epoca del regime comunista il ponte fu invece ufficialmente ribattezzato “Ponte del primo Maggio”.

Nel 1990, dopo la caduta del regime comunista e la riconquista dell’agognata libertà, si volle tornare al nome che i praghesi gli avevano assegnato durante la Prima Repubblica Cecoslovacca: Ponte delle Legioni.

April 23, 2015
Vista aérea de la ciudad de Praga

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April 23, 2015
estatua de Jan Zizka

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Nella metà del XIV secolo, la distanza tra il potere di Dio e il potere degli uomini era molto esigua, perché di solito le stesse famiglie esercitavano entrambi i governi.

Quando un nobile moriva la divisione delle sue proprietà e dei diritti era piuttosto irregolare. Il patrimonio ed i titoli passavano al figlio primogenito con lo scopo di perpetuare la forza della famiglia. Gli altri figli, se volevano sopravvivere, dovevano tentare la fortuna all’interno del clero o come soldati sotto il comando di un buon finanziatore.

Le figlie femmine avevano un futuro incerto. Queste nobildonne venivano usate per rafforzare le relazioni militari ed economiche attraverso matrimoni, o potevano entrare nel clero e fare carriera in esso.

A quei tempi migliorare la propria posizione sociale era molto difficile, ma senza dubbio peggiorarla non lo era affatto.

Nel Medioevo il divario tra ricchi e poveri era abissale, pertanto cadere in disgrazia economica rappresentava un pericolosissimo rischio. Fu in questo contesto che visse l’eroe di cui vogliamo parlarvi oggi: Jan Zizka.

Jan Zizka fu un nobile boemo la cui vita fu veramente avventurosa. Nato a Trocnov (circa due ore di macchina a sud di Praga) nell’anno 1360 in seno ad una nobile famiglia benestante. Quando ereditò la proprietà di famiglia, si rivelò essere un amministratore molto scadente ed andò in rovina. A soli 20 anni Zizka era già un uomo duro, fisicamente forte e temerario. Consapevole di saper maneggiare meglio le armi che i numeri, Zizka decise di aderire al gruppo dei banditi della Boemia del Sud e al loro fianco entrò per la prima volta in combattimento.

Fu quindi nell’ultimo terzo del secolo XIV, nelle foreste del sud della Boemia, che Jan Zizka si specializzò in imboscate, attacchi a sorpresa e tutte le strategie della guerriglia. Alla fine però il gruppo di banditi di cui faceva parte fu smantellato dalle truppe del re Venceslao IV. I suoi compagni furono tutti condannati, ma Zizka, grazie al suo status di nobile boemo, riuscì a schivare la carcere per decreto reale.

Il suo addestramento militare fu quindi completato con alcuni anni in cui prestò il proprio servizio come mercenario nelle file del re polacco Vradislao Jagellone. Il suo valore e la sua reputazione di buon soldato gli fornirono quindi l’opportunità di tornare a Praga, questa volta entrando in qualità di ufficiale della Guardia Reale.

A quel tempo, agli inizi del secolo XV, Venceslao IV era il monarca regnante in Boemia, più preoccupato a divertirsi che per il popolo. D’altra parte la Chiesa di Roma, lungi dal preoccuparsi per le anime del suo gregge, tassava le persone attraverso un’imposta fiscale chiamata decima, e allo stesso tempo i parrocchiani si arricchivano con tutti i tipi di indulgenze, bolle e reliquie. La tensione sociale era palpabile.

In mezzo a questo malcontento Jan Hus, un parroco di Praga, iniziò a parlare di riforme all’interno della Chiesa e dello Stato, con l’intento di porre fine ad ogni iniquità sociale. Il discorso di Hus colpì buona parte del popolo boemo, ed in particolar modo destò l’attenzione di Zizka.

Nel 1415 Jan Hus fu bruciato al rogo per eresia. Nel 1418 i seguaci di Hus, stanchi dell’ingiustizia e guidati da Zizka, inscenarono la prima defenestrazione di Praga, fatto che portò ad una rivolta contro il re e la Chiesa e che quindi avviò il primo confronto religioso in Europa centrale: le guerre hussite.

In un primo momento gli hussiti sembravano avere un grande futuro. L’eterogeneità di questo movimento (formato da mercanti, nobili, allevatori, agricoltori, clero, ecc), fece sì che gli interessi delle hussiti fossero altrettanto differenti. Jan Zizka, uomo impegnato a questa causa, decise di prendere in carico il movimento per unire gli hussiti e condurli alla vittoria.

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Nel 1419 Jan Zizka, all’età di 60 anni, si presentava come un uomo grande e robusto, che conservava integra la sua forza giovanile, con una benda su un occhio e il corpo segnato da molti combattimenti.

Nell’estate del 1420 Zizka comandò le forze hussite e affrontò le truppe imperiali di Sigismondo I di Ungheria a Vítkov Hill (oggi una delle colline che fanno parte di Praga). Gli uomini di Zizka distrussero le truppe cattoliche. Zizka da quel momento divenne leggenda e leader indiscusso degli hussiti.

Nel 1421, durante l’assedio della fortezza di Rabi, Jan Zizka fu ferito all’occhio destro da una freccia, e rimase così cieco. Ma questo non gli impedì di continuare a condurre il proprio esercito.

Zizka, da vecchio veterano di guerra, era consapevole del fatto che dopo la vittoria hussita nella Battaglia di Vítkov l’imperatore avrebbe voluto vendicarsi. Perciò se gli hussiti volevano vincere avevano bisogno di soldi, per pagare i soldati, il cibo e le armi. Zizka sapeva che il denaro era a Kutna Hora. In questa città della Boemia si trovavano infatti le miniere d’argento che rifornivano le casse dell’imperatore. Zizka sapeva che per avere una speranza di vittoria, avrebbe dovuto prima conquistare Kutna Hora. Le forze hussite e quelle dell’imperatore Sigismondo I si scontrarono in battaglia a Kutna Hora il 21 dicembre 1421. Questa battaglia segnò una nuova sconfitta per le truppe imperiali. Gli hussiti conquistarono così un bottino incommensurabile: le miniere d’argento di Kutna Hora.

Nel 1422 Jan Zizka disponeva di un esercito esperto, unito e ben armato, così tornò a sconfiggere le truppe di Sigismondo I nella battaglia di Nebovidy, a questa battaglia seguì un armistizio.

Questa pace fu però soltanto temporanea. Nonostante i successi e la fortuna dalla propria parte, il movimento hussita guidato da Zizka si divise. Tra il 1422 e il 1423 apparvero due fazioni all’interno del mondo hussita: da un lato c’erano i moderati (o utraquisti); dall’altro i taboriti, ossia l’ala riformista radicale del movimento, nella quale figurava anche Zizka.

Nel 1423 Jan Žižka, diffidente verso gli utraquisti e sospettando un loro tradimento, organizzò un esercito regolare e lo ribattezzò “Ordine Militare di Zizka”.

Nel 1424 gli hussiti moderati, temendo l’ira di Zizka, decisero di allearsi con l’imperatore stesso, di unirsi all’esercito imperiale e di combattere contro il loro vecchio comandante. Per il vecchio Jan Zizka le cose si mettevano male. Ma il suo esercito era ancora in vita, ed era un esercito coraggioso e fedele. Le due forze si scontrarono il 7 Giugno 1424 nella battaglia di Malesov. Zizka contro ogni pronostico vinse nuovamente.

Jan Zizka di Trocnov morì di peste bubbonica il12 ottobre del 1424 a Pribyslav, ma questo non segnò la fine del suo esercito, che continuò a combattere sotto il nome di “Gli orfani”.

Zizka inventò artefatti militari come “l’auto fortezza”; la sua vita inoltre alimentò una serie infinita di leggende, come quella che la sua pelle dopo la morte fu utilizzata per realizzare un tamburo, che suonò in tutti combattimenti continuando ad incitare l’esercito di Zizka. Questo tamburo fu l’ispirazione per i cechi durante la Guerra dei Trent’anni. L’immagine di “Zizka” fu dipinta nei carrarmati cechi durante la seconda guerra mondiale … e da quasi un secolo, a Jan Zizka è dedicato uno dei quartieri più popolari di Praga, Zizkov.

Ad oggi Jan Zizka è una delle più importanti figure storiche della Repubblica Ceca. È possibile trovare numerose sculture dedicate alla sua persona in molti luoghi… la più importante di queste è una scultura equestre che si trova a Praga.

Jan Zizka è ricordato per essere stato il ceco che sapeva da solo fronteggiare l’impero.

April 23, 2015
Retrato de František Kriegel

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Nato il 10 aprile del 1908 a Ivano-Frankivsk nella regione della Gallizia (attualmente in Ucraina), che come buona parte del centro Europa agli inizi del secolo XX apparteneva all’impero Austro-Ungarico. All’epoca le famiglie erano disperse in tutto l’impero poichè la mobilità geografica dei suoi abitanti era qualcosa di ordinario. Una persona poteva avere zii, cugini e nonni disseminati per mezzo continente senza avere la sensazione che appartenessero a Stati differenti. Gli individui erano semplicemente austro-ungarici e si sentivano appartenenti al luogo dove vivevano e lavoravano piuttosto che a dove erano nati.
É per questo motivo che nonostante Kriegel sia nato in una località attualmente ucraina, avendo vissuto sia da studente che da lavoratore a Praga, oggi lo si considera a tutti gli effetti un personaggio ceco.

La vita di František Kriegel è molto curiosa e interessante.

Appartenente a una famiglia di commercianti ebrei, visse in un periodo in cui l’antisemitismo era ben radicato nella società europea.

La sua gioventù fu segnata dalla morte del padre quando Kriegel aveva appena dieci anni. L’assenza paterna mise la sua famiglia in una difficile situazione economica. Per questo motivo Kriegel dovette iniziare a lavorare giovane, per aiutare sua madre e per pagarsi gli studi. Il fatto che la sua famiglia non vivesse una situazione economica delle migliori, non gli impedì di frequentare l’Università e di assicurarsi un futuro.

L’antisemitismo mise in rischio i suoi studi e pertanto decise di emigrare. Suo nonno e sua madre risparmiarono 500 corone, e pagarono il viaggio del nostro personaggio a Praga. Tuttavia questa somma non era sufficiente per pagare gli studi di medicina all’Università Carolina, nonostante ciò Kriegel non si arrese. Per poter continuare a stare a Praga e per pagarsi gli studi si dedicò a ogni tipo di lavoro: calzolaio, manovale, venditore di hot-dog negli Stadi calcistici. Quanto a questo ultimo lavoro, la sua vedova disse che non ebbe molto esito, poiché la sua passione lo distraeva e quando doveva vendere preferiva sedersi e guardare la partita.

Agli inizi del secolo XX l’ingiustizia sociale in Europa era il pane quotidiano, i giovani europei erano divisi tra due correnti politiche che pretendevano di cambiare le cose: il fascismo e il comunismo. In questo contesto, nel 1931, Kriegel si iscrisse al partito comunista, convinto che fosse la migliore opzione per “ottenere un mondo migliore nel quale le persone fossero più felici”, inoltre, pensava che questo fosse il metodo migliore per combattere l’antisemitismo, cosa che purtroppo la storia confutò.

Nel 1934 si laureò in medicina e nel 1936 quando iniziò la Guerra Civile spagnola non dubitò ad allinearsi alle Brigate Internazionali dove servì come medico di battaglia, giungendo perfino a ricoprire il rango di maggiore. I suoi compagni di quell’epoca lo ricordano come un uomo nobile, rispettoso con gli avversari e dalle forti convinzioni e idee comuniste. Una prova del suo carattere ci è fornita da un suo aneddoto durante lo svolgimento della Battaglia di Tarragona. Stando assieme ad altri brigatisti dinnanzi ad un’immagine del Sacro Cuore di Gesù, il suo comandante si burlò della figura religiosa, e Kriegel non esitò a riprenderlo pubblicamente dicendogli: “Se lei non è credente, commissario camerata, non si burli, questa non è casa nostra”.

La Guerra Civile spagnola la vinse alla fine il generale Francisco Franco.

Dopo la disfatta repubblicana Kriegel attraversò i Pirenei con l’intenzione di rientrare in Cecoslovacchia, ma non ci riuscì. Poiché ben presto la Seconda Guerra Mondiale ebbe inizio, e lui dovette tornare al fronte come medico. Kriegel lottò contro le forze giapponesi in India al fianco dell’esercito cinese e americano. Lottò in selve impenetrabili, piene di zanzare e malaria. Quanto a quei giorni abbiamo un’altra testimonianza che ci parla del suo carattere. Il suo comandante, il colonnello H.R. Brown disse di lui: “Sono felice di disporre del Dr. Kriegel, che non conosce la paura e che nel bel mezzo della Battaglia di Walawbum curò quasi 50 uomini”.

La seconda guerra mondiale terminò, e Kriegel potette accantonare la carriera di medico militare e ritornare finalmente in una Cecoslovacchia devastata dopo sette anni di occupazione tedesca.

Nel novembre del 1945 iniziò a lavorare come Segretario del Comitato Regionale del Partito Comunista a Praga, focalizzando il suo operato nell’area della sanità. Nel 1948 il partito comunista salì al potere. La sua grande reputazione dentro il partito fece sì che nel 1949 Kriegel fosse nominato viceministro della Sanità.

Verso la fine degli anni ’40 e gli inizi dei ’50 il Partito Comunista Cecoslovacco, in pieno periodo stalinista, realizzò una serie di purghe nel paese con l’intento di usare la paura come forma di controllo: František Kriegel ne fu vittima. Klement Gottwald, presidente del partito e del paese, incentrò una delle sue crociate contro i cecoslovacchi partecipanti alle Brigate Internazionali della Guerra Civile spagnola accusandoli di tradimento. Kriegel fu denigrato dal suo partito sotto la falsa accusa di “sabotare l’attenzione medica della classe operaia”. In un certo senso tuttavia Kriegel ebbe più fortuna di altri, poichè non fu ne’ processato ne’ incarcerato, e potette proseguire il suo lavoro come medico.

Nel 1957, in Cecoslovacchia, l’ambiente politico cambiò quando la corrente riformista e liberale del partito cominciò a prendere le redini del potere, in questo momento Kriegel fu riabilitato, venne eletto consulente dell’ospedale di Vinohrady e inviato anche a Cuba per aiutare a organizzare il sistema sanitario.

Nel 1964 il Partito Comunista Cecoslovacco giunse alla decisione di nominarlo presidente della Commissione degli Affari Esteri e nel 1966 membro del Comitato Centrale del Partito.

František Kriegel, comunista convinto, non gradiva affatto il fatto che il suo stesso partito stesse portando il paese ad una deriva così autoritaria, pertanto non dubitò ad allinearsi all’ala liberale capitanata da Alexander Dubcek. Agli albori del 1968 Dubcek ottenne la presidenza della Cecoslovacchia, iniziava così quel periodo felice noto come Primavera di Praga. Nell’aprile dello stesso anno Kriegel fu nominato Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacco.

Nel 1968 nella Cecoslovacchia comunista si respirava aria di cambiamento, aria di apertura quasi democratica, cosa che non piaceva affatto al potere centrale di Mosca. La tensione tra la Russia di Breznev e la Cecoslovacchia di Dubcek (governo del quale Kriegel era membro) continuò a crescere, fino a che dopo una serie di riunioni bilaterali il conflitto culminò con l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia.

Gli avvenimenti che successero dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia segnarono un dramma per il paese e l’elevazione di Kriegel a eroe nazionale; c’è perfino chi lo ha paragonato al la figura dello stesso Jan Hus.

I carri armati russi arrivarono a Praga il 21 di agosto del 1969 per smantellare la Primavera di Praga e rifondare il regime comunista. Il massimo obiettivo delle forze invasori era quello di reprimere il governo della nazione. La KGB, con la collaborazione della STB, agì con velocità e diligenza arrestando al presidente Dubcek e a tutto il suo circolo di governo: Kriegel, Cernik, Smrkovský, Spacek e Simón. I sei politici furono quindi caricati su un aereo con destinazione Mosca. In Russia furono quindi isolati e sottomessi ad un’enorme pressione affinchè claudicassero dinnanzi all’invasione e firmassero un documento noto come Protocollo di Mosca. Questo accordo consisteva nella “legalizzazione” giustificata dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia, pertanto autorizzava l’esercito russo a stabilirsi nel paese e revocava tutte quelle riforme liberali che erano state emesse durante il mandato di Dubcek: era una totale sottomissione alla Russia.

L’enorme pressione russa fece sì che tutti i membri del governo cecoslovacco che furono portati a Mosca terminarono per firmare questo documento… tutti tranne uno: František Kriegel.

František Kriegel, dopo molti giorni di prigionia in condizioni estreme fu condotto fino al Cremlino. Lo si invitò nuovamente a firmare il documento, ma lui rispose: “potete uccidermi o deportarmi in Siberia perché io non firmerò l’accordo”. Il presidente russo Breznev, furioso, cercò di trattenerlo in Russia. Tuttavia il timore di PECUS che Kriegel si convertisse in un martire come Jan Hus, fece sì che Breznev scartasse l’idea di trattenere Kriegel nella capitale russa, e gli permise di rientrare a Praga.

Nel 1969, con l’esercito russo impiantato in forma permanente in Cecoslovaccia, il governo di Praga iniziò un nuovo periodo di purghe dalle quali Kriegel non scappò. Fu espulso dal partito, privato della licenza medica e allontanato.

Durante gli anni ’70 la repressione neo-stalinista del presidente cecoslovacco Husak verso i cittadini fu totale. La STB aveva acceso a tutti i mezzi di comunicazione e controllava ogni singolo individuo del paese.

Non è pertanto difficile immaginare che František Kriegel fosse uno dei personaggi più scomodi per lo stato. A partire da questo momento la STB lo perseguitò sistematicamente: gli teneva il telefono sotto controllo, gli mandavano lettere accusandolo di attività sioniste, lo facevano chiamare dalle imprese funebri dicendogli che avevano già pronta una bara perfetta per le sue dimensioni… Uno degli episodi più violenti ebbe luogo nel 1976 quando la STB irruppe a casa sua, aggredendo sua moglie. Lui stesso disse al riguardo: “la principale caratteristica del nostro sistema è l’uso di metodi da gangster, basati sulla menzogna e sull’abuso di potere”.

Nel 1977 František Kriegel indignato per la situazione politica del suo paese si riunì con altri intellettuali, artisti e personaggi cecoslovacchi per firmare uno scritto noto come la Carta 77. In questo manoscritto i firmanti denunciavano i metodi abusivi di uno stato autoritario e si impegnavano a convertire la Cecoslovacchia in uno stato democratico. La Carta 77 fu messa a tacere con facilità da parte della STB, che raddoppiò i capi di accusa sui firmanti. Molti di questi intellettuali furono imprigionati e persero il proprio lavoro.

Alla fine del 1979 František Kriegel ebbe un attacco al cuore. L’arrivo in ospedale di Kriegel fu supervisionato dalla STB, che rimase davanti alla porta della sua stanza ospedaliera durante tutta la permanenza di Kriegel, che finalmente morì il 3 Dicembre del 1979 a causa dei suoi problema di salute. Il governo, temendo che la sua morte potesse provocare delle sommosse, decise di non pubblicare la notizia, proibì qualsiasi tipo di funerale o di ultimo addio e lo incenerì senza alcun tipo di cerimonia.

Nel 1989 il regime comunista finalmente cadde. Dopo circa venti anni dalla caduta del muro di Berlino ci sono argomenti di quei giorni passati che continuano ad essere controversi, e uno di quelli è proprio la figura di Kriegel.

35 anni dopo la sua morte, František Kriegel continua ad essere scomodo per i politici cerchi. Poco tempo fa nel municipio di Praga si cominciò a valutare l’idea di convertire Kriegel in cittadino onorario. Tutto sembrava pronto affinchè l’uomo che salvò l’onore ceco nel 1968 diventasse un figlio prediletto della città… ma alla fine il Consiglio della città di Praga respinse la proposta poiché non riuscì a perdonargli il suo passato come leader del Partito Comunista Ceco.

Di František Kriegel si possono dire molte cose, che sconfisse la povertà grazie alla sua grande forza di volontà che lo portò ad ultimare gli studi in medicina, che parlava fluidamente il ceco, il polacco, il tedesco e l’inglese, muovendosi con disinvoltura anche con il francese ed il cinese mandarino; che fu un veterano di due guerre, che soffrì l’antisemitismo europeo, che fu un comunista convinto che aiutò l’ascesa al potere del Partito Comunista Cecoslovacco, che sopravvisse alle purghe staliniste e neo-staliniste della Cecoslovacchia, che fu un politico di spicco in un momento difficile per il suo paese, ma soprattutto che fu un uomo libero e fedele alle proprie idee, un uomo che nonostante la sua fede politica decise di non sottomettersi mai e per questo fu scomodo per tutti.

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